The Fishbowl
TCK crescono in una boccia di vetro.
“L’esperienza unica di vivere in un contesto cross-culturale lontano da ‘casa’ significa che spesso i TCK non si sentono compresi da molti gruppi diversi di persone in contemporanea. Tanya Crossman, “Misunderstood: The impact of growing up overseas in the 21st century”
Una volta uno dei miei figli ha condiviso in pubblico una piccola parte della sua testimonianza. Ha parlato di come Dio è stato con lei nella sua sofferenza e difficoltà. Dopo l’incontro un credente è venuta da me a dire, “Ma che carina che pensa di aver sofferto e come ha parlato che Dio è stato con lei nella valle.” Ero così sorpresa dalla sua reazione che non ho spiccicato neanche una parola.
Ho riflettuto molto su quelle parole da quando è successo. Mi rattrista perché a volte penso che le persone non cercano di comprendere. Mi rattrista per i miei figli, e per i figli di molti altri operai e ministri. La persona non ha cercato di capire la sua storia, le sfide che ha vissuto, le perdite che ha sopportato. Ha semplicemente avuto un pregiudizio nei suoi confronti. Perché da fuori la vita dei TCK sembra una grande avventura. I nostri figli hanno avuto il privilegio di visitare molti posti nel mondo e di conoscere persone da tante culture diverse. Hanno anche dovuto salutare persone, famiglia, amici, ripetutamente, un lutto continuo nella loro vita. Hanno vissuto anche tante battaglie nascoste. Con la pressione di tutti che osservano, come in una boccia di vetro, non si sono sentiti sempre liberi di far vedere le loro debolezze o emozioni veri agli altri. Hanno combattuto con una pressione interna ed esterna di essere perfetti. Il mantra che abbiamo ripetuto loro tante volte durante la loro crescita è stato, “Non ci aspettiamo che siete perfetti. Farete degli errori. C’è lo aspettiamo e va bene così. Si impara sbagliando. Non avere timore di sbagliare. è importante riconoscere i propri errori e riprovarci, e a chiedere aiuto quando serve.” Però per quanto noi abbiamo cercato di farli sentire un pò meno osservati, un pò più protetti nella loro boccia di vetro, sappiamo che non tutti comprendono e non tutti hanno il desiderio di comprendere.
Quello che questa persona non sapeva era che il figlio a cui si riferiva questa persona, aveva attraversato un lungo periodo con problemi d’ansia. Ha dovuto vincere attacchi di panico, affrontare forte ansia intorno alla scuola, ai compiti, uscire in pubblico…per un tempo ho dovuto sedermi accanto quando faceva i compiti per aiutare nelle sue difficoltà con l’ansia. Il sistema scolastico nel posto dove viviamo era traumatica per lei. Insegnanti che urlavano, insultavano, accusavano di imbrogliare, e che mettevano un’enorme pressione su di loro per fare sempre di più. Un tasto già dolente nella vita dei nostri figli. Con una frase questa persona ha diminuito tutte le battaglie che ha lottato per vincere. Ha reso piccola ed insignificante la sua lotta perché non ha preso il tempo per capire il bagaglio che portava. Meno male quel giorno nostro figlio non era vicino a me e non ha sentito cosa ha detto quella persona. Ma ho pensato molte volte da allora…e se lo avesse sentito? Se lo avesse detto a lei invece di dirlo a me? E se lo avesse detto prima che avesse vinto le sue battaglie? Quando era ancora fragile?
“Le sfide per i TCK spesso si presentano quando coloro che appartengono alla loro cultura ‘d’origine’ si aspettano che questi viaggiatori globali si adattino ai modi tradizionali di definire l’appartenenza e l’identità. Ma la maggior parte di queste aspettative su chi una persona ‘dovrebbe’ essere si sono sviluppate in un’epoca in cui la maggior parte delle persone nel mondo cresceva in un ambiente fondamentalmente monoculturale.”
Ruth Van Reken
Credo che la sfida di sostenere i nostri TCK inizi con noi come genitori. Ma non può finire lì. Se vogliamo vedere TCK sani e forti che diventino ATCK sani e forti allora dobbiamo imparare come chiese, parenti, amici, ed agenzie come sostenere questi bimbi e ragazzi speciali. Dobbiamo informarci sulle sfide e le gioie che possono vivere e come possiamo essere di incoraggiamento nella vita di un TCK. Significa imparare ad ascoltare le storie senza presumere di sapere cosa vivono. Significa imparare a vedere non solo l’avventura ma anche la sofferenza. Potrebbe anche significare leggere qualche articolo o libro per saperne di più.
“Mia madre è statunitense. Quando torniamo nel paese ospitante dopo un tempo lì visitando chiese, amici e parenti, tutti ti dicono, ‘Come sei fortunato! Che bello che hai potuto visitare X posto!’ Quando parlano così non mi sento libero di dire le cose difficili del tempo trascorso. Di quanto è difficile essere in una chiesa diversa ogni domenica dove devi salutare persone che conoscono te ma che tu non conosci, di quanto è stato triste salutare i nonni di nuovo e non sapere quando potrò vederli di nuovo, di lasciare amici che ho fatto ma che non potrò vedere di nuovo per altri due o tre anni. E quindi sorrido e dico, ‘Si, si. è stato molto bello.’”
Ragazza TCK, 16 anni.


